A tutti é nota la triade della propaganda dei governi: stampa, TV, cinema. Lo intuiamo, lo immaginiamo, ce ne accorgergiamo distrattamente. Massimo Troisi una volta, in diretta da China Town, a New York, disse a Pippo Baudo che gli americani fanno le guerre per avere qualche film da girare.

Le conosciamo le manie di grandezza degli americani e il loro senso dello spettacolo, e guardiamo con sincera passione i film sui crudeli pellerossa durante la conquista del West, sulle imprese della seconda guerra mondiale contro i tedeschi o sugli eroi del Vietnam contro i “musi gialli”. Nei film ci sono sempre i buoni e i cattivi. Peccato che i cattivi non siano mai quelli che hanno sterminato una civiltà, sganciato due bombe atomiche e mandato al macello il loro stesso popolo . “Ma é solo cinema, spettacolo! “, direbbe qualcuno. Ma la manipolazione storica non é mai solo cinema o solo spettacolo.

I servizi segreti sanno essere ottimi sceneggiatori o censori intransigenti. Lo hanno dimostrato Tom Secker e Matthew Alford in un libro intitolato ” National security cinema: the shoking new evidence of government control in Hollywood”, in cui denunciano l’incisività con cui la CIA condiziona le produzioni di Hollywood quando queste non risultano allineate alla propaganda di regime o se rappresentano un pericolo per la reputazione del governo.

Tra i film censurati e revisionati spuntano titoli insospettabili come “Ti presento i miei” e “Argo”, e questo la dice lunga sul raggio di influenza dei censori, che si preoccupano davvero di tutti, oltre ai più probabili film come quelli di James Bond, i Transformers, quelli della Marvel, e altri spettacoli di intrattenimento come “Oprah” e “America’s Got Talent”, come riportato da l’Antidiplomatico.

Un set particolarmente amato da Hollywood é naturalmente il Medio Oriente. Nel libro “Lawrence d’Arabia e l’invenzione del Medio Oriente” di Fabio Amodeo e Mario José Cereghino, si racconta un episodio straordinario ,tenuto segreto, secondo cui il colossal del 1962 intitolato “Lawrence d’Arabia” altro non fu che la realizzazione di un immenso progetto cinematografico degli anni trenta che non vide mai la luce per le tensioni diplomatiche e militari che sfociarono nella seconda guerra mondiale.

Il regista del colossal era Alexander Korda, il quale tentò in tutti i modi di realizzare il film, prima con la London Film e poi con l’anglo – americana New World Film Company. Il film non conobbe mai le sale cinematografiche a cause delle irrisolvibili tensioni che il colossal aveva sollevato tra le stanze del Foreign Office britannico, dell’ambasciata turca e dei palazzi degli emiri arabi, oltre che per lo scoppio della guerra che falcidiò il mondo.

La pellicola avrebbe dovuto raccontare le prodigiose imprese in Medio Oriente di Thomas Edward Lawrence. Nel settembre del 1935 tutto il progetto, cercando disperatamente dei compromessi. Nel 1937 Lucy Bagallay del Foreign Office scrive a Kenneth W. Blexter, Alto funzionario del Colonial Office, che << l’incaricato d’affari dell’ambasciata turca in Gran Bretagna è venuto a trovarci per comunicarci che la legazione ha ricevuto dalla London Film il copione di “Rivolta nel deserto”. Ci ha detto che i turchi sono rappresentati come tiranni e oppressori degli arabi e ha chiesto se sia possibile fare qualcosa per scoraggiare la produzione della pellicola o almeno per impedire che sia girata secondo l’attuale sceneggiatura >>. Di fatto, << secondo i diplomatici turchi nessuna revisione renderebbe la pellicola accettabile>>. Il governo britannico voleva che il film venisse girato ma non aveva intenzione di irritare i turchi.

Dopo continue revisioni e rifiuti, disperato per la perdita di 30.000 sterline già investite nel film, Alexander Korda scriverà a Sir Robert Vansittart del Foreign Office che << nulla potrebbe avere un effetto propagandistico più forte dell’esempio costituito dalla vita di T.E.Lawrence >> e dalle vicende che hanno condotto alla nascita del Royal Air Force.
Era il 1939 e di li a poco Hitler avrebbe invaso la Polonia facendo scoppiare la seconda guerra mondiale. Il film non fu girato.

Il film propagandistico più falso e spietato dei nostri tempi è certamente “White Helmets”, il documentario prodotto da Netflix – che conta quasi 110 milioni di abbonati in tutto il mondo – vincitore del prestigioso premio Oscar lo scorso anno. Il documentario racconta dei Caschi Bianchi, l’ONG che viene presentata come Protezione Civile Siriana e che si dice indipendente da finanziamenti di governi e fondazioni private, soccorritrice impavida della popolazione siriana che cade sotto i bombardamenti siriani e russi. Dicono 200 raid al giorno, uno dei quali capace di distruggere un intero quartiere, favorendo una narrazione dei fatti di Siria totalmente rovesciata. E infatti il film è una menzogna e la menzogna se la bevono 110 milioni di abbonati Netflix.

Non mi soffermerò molto sulla vera natura dei Caschi Bianchi, accennerò solo brevemente che il loro fondatore, James Le Mesuriere, un ex ufficiale britannico e consulente del ministero degli esteri e del commonwealth britannico. Inoltre i White Helmets vengono finanziati da governi attivamente coinvolti nel conflitto siriano, tra cui gli Stati Uniti, la Gran Bretagna, la Turchia e il Qatar. Infine, la loro ragion d’essere non è quella di soccorrere i civili, altrimenti non si spiegherebbe il motivo per cui sono armati fino ai denti e hanno rapporti così intimi con al-Nusra e altri gruppi islamisti.

Questa breve storia ricalca la triste evidenza delle dipendenze dirette del cinema nei confronti dei servizi segreti. Con la diffusione dello streaming quest’arma è potuta essere affilata ed è ancora più tagliente. Siamo gli spettatori inconsapevoli di uno straordinario spettacolo, quello in cui i grandi governi democratici sono riusciti a perfezionare e a fare loro l’applicazione di quel motto che tanto dicono mostruoso e aberrante -dal quale ovviamente si scostano – che dice :<< La cinematografia è l’arma più forte >>.
Pensiamoci la prossima volta che aprendo Netflix ci diciamo :<< È soltanto un film >>.

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