Di Andrea Scanzi

Uno dei motivi per cui la sinistra italiana è in crisi dipende dal fatto che, pur con lodevolissime eccezioni, abbiamo una delle peggiori sinistre del mondo. “Intellettuali” compresi.
Cesare Battisti è stato arrestato e verrà (si spera) finalmente estradato una volta per tutte. E’ una delle persone più respingenti e repellenti della storia recente. Ex terrorista, membro dei Pac (Proletari Armati per il Comunismo) nei Settanta, evaso dal carcere di Frosinone nel 1981, condannato all’ergastolo con sentenze passate in giudicato per quattro delitti, due commessi materialmente e due in concorso con altri, oltre che per vari reati legati alla lotta armata e al terrorismo. Per decenni se l’è goduta, prima in Francia usufruendo della “Dottrina Mitterand” e poi dell’asilo politico di Lula in Brasile. Nel frattempo è diventato scrittore noir di successo. Non ha mai chiesto scusa, anzi in ogni intervista ha sempre esibito una boria oscena e vergognosa.
Ammetto di avere il nervo scoperto nei confronti degli ex terroristi, neri o rossi che fossero, tipologia di ortodossi talebani e fanaticamente massimalisti che trovo repellente. Pensate anche a chi sequestrò e ammazzò Aldo Moro, e purtroppo non solo lui, e oggi rilascia interviste dall’alto della loro spocchia deviata e perversa. Uno spettacolo osceno. (A proposito: Alessio Casimirri, uno dei dieci del commando di via Fani, se la gode da decenni in Nicaragua e non ha mai fatto un giorno di galera. Proviamo a porre rimedio a questo abominio, Salvini e Bonafede?)
Di fronte a una persona abietta come Battisti, macchiatosi di reati tremendi, qualsiasi persona normale avrebbe dovuto prendere le distanze e sperare che giustizia fosse fatta, anche “solo” per rispetto dei parenti delle vittime (pensate al caso straziante di Torregiani). Da noi, e non solo da noi, no. Gli “intellettuali di sinistra”, gli stessi che da mesi ci asciugano i coglioni con Salvini fascista, Di Maio nazista e il paese Italia razzista, firmarono in massa per solidarizzare con quel galantuomo pavido di Battisti. Non tutti, per carità: ma tanti sì. Troppi. Anche fuori dall’Italia, e piange il cuore che nel calderone ci fosse un genio come Gabriel Garcia Marquez e due scrittori che adoro come Daniel Pennac e Fred Vargas (quest’ultima ci ha pure scritto un libro e lo ha sostenuto a lungo economicamente).
Colpiscono – ma non stupiscono – i nomi degli “intellettuali” che nel 2004, adducendo motivazioni giuridiche (processi sbagliati, teste non attendibili), umane (“Battisti non è più la persona di prima, mettiamoci una pietra sopra”) e ideologiche (“Battisti è un compagno come noi”), firmarono convintamente l’appello proposto da Carmilla Online (foto 2-5 qua sotto). C’erano persone che conosco e stimo (Vauro, Massimo Carlotto). C’erano menti vivide e pulsanti, di cui amo molte opere (Gianfranco Manfredi, Sandrone Dazieri). E c’erano – ma guarda un po’ – alcuni di quei fenomeni che da mesi ci insegnano la democrazia e la libertà, ricordandoci che chi non ha votato come loro (Pd, Bonino, Leu e PaP) è un idiota o una merda. O entrambe le cose. Guardate un po’ chi firmò in difesa del filantropo Battisti nel 2004: Loredana Lipperini, boldriniana e femminista in servizio permanente. Christian Raimo, affossatore indefesso di Potere al Popolo nonché Orfini massimalista che detta la Linea a quei quattro che ancora lo leggono. Il collettivo Wu Ming, amena brigata che da anni ci ricorda come i 5 Stelle siano la versione 2.0 della X Flottiglia Mas (mentre Cesare Battisti è verosimilmente Marcuse o forse Proudhon). E c’era pure un allora sconosciuto Roberto Saviano, che se non altro cinque anni dopo (nel 2009) ritirò la sua firma in segno di rispetto per le vittime. Non c’era Michela Murgia, ma tenendo conto che va quasi sempre a braccetto con questa gente, non vorrei che la sua assenza dipendesse unicamente dal fatto che nel 2004 non si conosceva neanche da sola, e dunque nessuno le citofonava per chiederle un Fascistometro o anche solo una frase fatta per sentirsi a caso antifascisti.
Tutta questa gente, oggi, suole sfilare a favor di telecamera per salvarci dall’abisso del neo-nazismo. Intento nobile. Ma sono proprio loro a regalare ulteriori voti alla destra e a permettere oggi a Salvini di festeggiare dicendo “Sono stato io a riportare Battisti in Italia”. Non solo: Salvini (e Meloni) ora possono anche rinfacciare quell’appello osceno a questi campioni di democrazia. Complimenti, “compagni”: quando c’è da sbagliarle tutte, voi non mancate mai.
Autodefinirsi democratici e difendere (tuttora?) Battisti è come dirsi vegani e poi andare di notte a sgozzare cani per strada. Vergognatevi. Chiedete scusa. E, se vi avanza un po’ di spazio, per una volta andate anche affanculo. Agili e in scioltezza.

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