Di Andrea Zhok

Da quando Salvini ha fatto scoppiare la crisi, e a maggior ragione da ieri pomeriggio, con la caduta ufficiale del governo gialloverde, non si può pascolare sui social senza essere travolti da varianti trionfali di “L’avevo detto io!” Si tratta, con inquietante regolarità, di voci di centrosinistra, area PD e cespugli.

Ora, vista la pochezza politica del Capitano e i suoi atteggiamenti da ganassa, la caduta di questa maggioranza potrebbe essere anche vista con sollievo, se non fosse per la prospettiva di ritrovarci in Sala Macchine gli aruspici del centrosinistra, quelli che invece delle interiora leggono i pop corn, e che ora ci tengono a far sapere che “avevano capito tutto sin dall’inizio”.

Ecco, cari amici del CSX, non abbiatevene a male, però, per nutrire il vostro senso di realtà, è utile che alcune cose vi vengano ricordate.

Dopo la sconfitta elettorale del 4 marzo 2018, e dopo le innumerevoli costanti sconfitte amministrative da allora, il vostro contributo all’elaborazione politica nazionale è consistito in:

1) Rivendicare di essere sempre stati nel giusto: non uno straccio di analisi politica, non una traccia di rilettura della fase storica e della vostra collocazione in essa.

2) Attivare tutte le proprie risorse, politiche e soprattutto mediatiche, al solo fine di screditare qualunque cosa facesse il governo gialloverde, indistintamente e sempre, con un bombardamento di critiche extrapolitiche, biografiche, estetiche, grammaticali, di sfottò e fake news, senza accettare mai di discutere nel merito i temi politicamente roventi che venivano tirati finalmente fuori dai cassetti.

Il massimo livello di autocritica si è raggiunto quando, dopo essersi grattato pensosamente il capo, qualcuno di voi se ne è venuto fuori dicendo che si doveva “ritornare nelle periferie” e non si doveva più “essere il partito dei ricchi”. Solo per essere immediatamente silenziato dai compagni di partito, per aver improvvidamente ammesso che il re è nudo.

Avete sbagliato, e continuate a sbagliare, la lettura delle istituzioni europee, su cui proiettate ad uso del pubblico pagante, tinteggiature ventoteniste, mentre oramai chiunque abbia fatto lo sforzo di capire sa che si tratta di un apparato neoliberista, export-oriented, guidato a proprio beneficio da un duopolio francotedesco e costruito in modo da essere impermeabile a riforme.

Avete sbagliato, e continuate a sbagliare, la lettura della globalizzazione, assumendo contro ogni evidenza che si tratti di un processo win-win, mentre si tratta con evidenza oramai universale di un processo di dislocazione sociale mai visto nella storia, dove i più perdono e dove in ogni parte del mondo ‘aperta alla globalizzazione’ la forbice tra abbienti e meno abbienti si amplia costantemente.

Avete sbagliato, e continuate a sbagliare, la lettura dei processi migratori, su cui proiettate un paio di fiabe multiculturali e umanitariste, senza guardare neanche per un minuto il senso complessivo del fenomeno, che depaupera senza fine sia i paesi di partenza che quelli di arrivo, nel nome dell’arricchimento di ristrette élite, nei primi e nei secondi.

E dei vostri errori si potrebbe continuare a parlare per ore.
Si potrebbe, e ne varrebbe la pena se davvero potessimo credere che sono davvero essenzialmente ‘errori’, e che perciò una correzione è possibile.

Invece, a ben vedere, non c’è qui molto di davvero ‘erroneo’ (o se c’è vale solo per i meno svegli tra i vostri sostenitori).

La vostra posizione è chiara e coerente: si tratta di difendere gli interessi a breve termine del 10% privilegiato della popolazione, e di farlo a scapito del rimanente 90%, e della sopravvivenza stessa del paese nel lungo periodo. A ben vedere voi identificate senz’altro il paese con la visione e gli interessi di quel 10%, e avete un sussulto di sconcerto e indignazione quando altre prospettive osano prendere la parola nel nome dell’interesse collettivo: vi siete autoproclamati ‘buoni’ tanto a lungo da non capire proprio come ciò sia possibile.

Ma questo gioco sarebbe stato travolto elettoralmente da tempo, se non fosse per la vostra influenza culturale e mediatica – costruita su ben altre basi nelle generazioni precedenti – che vi consente oggi di estendere la vostra propaganda anche al di là dei ristretti numeri che (nel breve termine) davvero tutelate.

Dunque cari amici centrosinistri, gioite pure per la prospettiva di rientrare sulla plancia di comando, è umano, però, per piacere, risparmiateci i “Ve l’avevo detto”, perché tutto ciò che sostenete, pressoché senza eccezioni, è o un errore per gonzi senza speranza, o un cinico strumento di dominio elitario.
In ogni caso niente di cui andare fieri.

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