Di Andrea Zhok

Con le ultime passerelle politiche il tasso di strumentalizzazione della vicenda di Bibbiano mi pare stia superando la soglia di guardia. Sotto le apparenze di una tenzone simbolica e di una grande battaglia culturale direi che si stia giocando al solito giochino nazionale del lancio del secchio di letame per uno zero virgola nei sondaggi.

I dati accertati che abbiamo sulla vicenda non sono molti.
Sembra accertato:
– che vi sia stato un utilizzo strumentale e disonesto di tecniche diagnostiche da parte di operatori dei servizi sociali nell’area di Bibbiano;
– che tale utilizzo sia stato volto a sottrarre i figli a famiglie in difficoltà per darli in affidamento;
– che l’onlus di Moncalieri “Hansel e Gretel”, cui sono stati affidati gli interventi psicoterapeutici, ci abbia guadagnato in maniera sproporzionata;
– che il sindaco di Bibbiano, del PD, sia accusato di abuso d’ufficio per aver assegnato senza concorso alla onlus l’incarico di prendersi cura dei minori;
– che una dirigente dei servizi sociali e un assistente sociale abbiano brigato illegalmente per affidare i bambini a coppie conosciute personalmente.
– Se ci siano stati anche guadagni o accordi in cui sono coinvolte le famiglie affidatarie per il momento è un’illazione.

Ora, perché questo caso è diventato così centrale nella discussione pubblica?

C’è naturalmente una componente di ben motivato schifo di fronte all’intervento di gente che dovrebbe prendersi cura dei bambini e che invece li ha manipolati per toglierli alle proprie famiglie. L’idea che una falsa accusa con dietro la forza pubblica possa toglierti un figlio è un’immagine sufficientemente potente da muovere allo sdegno chiunque abbia sangue nelle vene.

Però se fosse stato solo questo, la vicenda si sarebbe esaurita secondo il classico ciclo dello sdegno mediatico: 48-72 ore e poi si sarebbe passati oltre.

A rendere invece la questione un ‘caso esemplare’ sembra essere stata una ghiotta coincidenza, ovvero la presenza di soggetti coinvolti di area PD, e la possibilità di intravedervi le tracce di una specifica cultura ‘di sinistra’ tradizionalmente critica verso l’istituzione della famiglia.

Ora però questa sovapposizione è sì politicamente golosa, ma anche abbastanza raffazzonata.

In primo luogo il PD, che è dalla sua nascita uno scatolone elettorale senza anima, non ha abbastanza anima neppure per nutrire nel suo seno quell’antifamilismo sessantottardo di cui qui lo si sospetta: per ogni Boldrini c’è una Binetti, in un partito che nasce e vive per lisciare il pelo ‘a Franza o Spagna, purché se magna’.

Quanto alla minaccia all’istituzione famigliare rappresentata dalle svariate teorie uscite dalle elucubrazioni della vecchia ‘Nuova Sinistra’, nel contesto italiano si tratta di una minaccia abbastanza modesta. La presenza conservatice del Vaticano, a mio avviso spesso eccessivamente ingombrante, ha fatto da freno in Italia al diffondersi incontrollato di quelle corbellerie travestite di pseudodignità scientifica che vedevano nella famiglia la matrice di tutti i mali. Non che non ci siano, dunque, ottime ragioni per contestare quelle idee quando riemergono, ma è difficile credere che nel contesto italiano esse siano posizioni di massa (e grazie al cielo).

Di contro, come non è da trascurare l’antifamilismo beota di cui sopra, nel contesto italiano bisogna anche stare attenti a non creare santini aprioristici de ‘La Famiglia’.
La famiglia è la più importante delle istituzioni sociali, dunque ogni attacco scomposto ad essa è, prima ancora che refutabile, semplicemente stupido; e tuttavia esistono davvero famiglie gravemente disfunzionali, ed esistono davvero situazioni in cui per il bene dei bambini la strada giusta è l’allontanamento.
In questioni così delicate andarci giù a colpi di mazzate ideologiche non fa davvero bene a nessuno.

Detto questo, proprio perché la famiglia è la più importante delle istituzioni umane, magari spostare un po’ il fuoco della questione potrebbe risultare utile.

Le famiglie non esistono in una realtà separata e parallela.
In esse si scaricano le tensioni e contraddizioni dell’intera società.
I bambini di cui oggi ci preoccupiamo sono quelli lasciati a balia presso la TV perché i genitori lavorano più ore dell’orologio;
o sono i bambini che crescono in ambienti instabili perché la glorificata ‘flessibilità’ esige che ci si sposti ovunque c’è lavoro (sarai mica ‘choosy’);
o sono i bambini a cui è richiesto di ‘crescere onesti’ mentre l’intero mondo intorno canta le lodi di ‘chi ha la grana’, non importa come ottenuta.

Vi vedo, politici di ogni colore, ora affastellati nella viva preoccupazione per la ‘sorte dei bambini’.
Beh, per ogni bimbo coinvolto in quel di Bibbiano ce ne sono decine di migliaia di cui, senza clamori, il futuro si sta compromettendo ora, nelle quotidiane difficoltà delle loro famiglie.
Mettere su famiglia in Italia è infatti, e non da oggi, una scommessa che rema contro tutto ciò che lodate giorno e notte: competitività, mobilità, benessere economico.

E poi se infine è proprio solo l’osso di Bibbiano che volete rodere, beh, allora chiedetevi perché diavolo un’attività che rientra nelle finalità tipiche dell’interesse pubblico debba essere esternalizzata a privati, introducendo la motivazione del profitto in un’area dove essa non ha cittadinanza. (E solo adesso, se vi era rimasto in tasca qualche uovo marcio per il PD, potete legittimamente tirarlo fuori).

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