Di Thomas Fazi

Le fiamme che in questi giorni stanno devastando l’Amazzonia a causa dell’accelerazione delle politiche di deforestazione avviata da Bolsonaro hanno una causa precisa: si chiama liberoscambismo. Cioè l’idea che l’obiettivo della politica commerciale globale debba essere quello di incrementare il più possibile il volume e l’intensità degli scambi commerciali internazionali, con l’obiettivo, tra le altre cose, di aumentare le esportazioni, ridurre il costo delle importazioni e favorire l’integrazione delle filiere produttive dei singoli paesi. La deforestazione in corso in Brasile serve infatti a far spazio alle coltivazioni intensive di soia e all’allevamento di bovini, due dei principali export brasiliani.

È ormai sempre più evidente che siamo di fronte a una strategia non solo completamente irrazionale dal punto di vista sociale ed economico – che sta distruggendo la base base produttiva di interi paesi – ma anche completamente suicida dal punto di vista ambientale. È altresì evidente che serve un ribaltamento radicale di questa logica, che ponga al primo posto la riduzione – non l’allargamento – del grado di apertura commerciale dei singoli paesi.

Una nuova razionalità economica che si ponga come obiettivo l’ottenimento del massimo grado di autosufficienza economica nazionale possibile, secondo la filosofia esposta da Keynes nel suo noto saggio del 1933 “Autosufficienza nazionale”: «Io simpatizzo piuttosto con coloro che vorrebbero ridurre al minimo il groviglio economico tra le nazioni, che non con quelli che lo vorrebbero aumentare al massimo. Le idee, il sapere, la scienza, l’ospitalità, il viaggiare – queste sono le cose che per loro natura dovrebbero essere internazionali. Ma lasciate che le merci siano fatte in casa ogni qualvolta ciò è ragionevolmente e praticamente possibile, e, soprattutto, che la finanza sia eminentemente nazionale».

In quest’ottica risulta assolutamente prioritario lo smantellamento dell’UE, la cui intera architettura si fonda sulla promozione del liberoscambismo più esasperato. Non a caso sono in molti a denunciare che l’accordo commerciale UE-Mercosur siglato proprio il mese scorso – che punta tra le altre cose ad incrementare l’importazione in Europa di carne bovina dal blocco latinoamericano, che comprende Brasile, Argentina, Paraguay e Uruguay – avrà l’effetto di accelerare la deforestazione della foresta amazzonica.

Con buona pace di tutti gli ambientalisti da salotto che sono solerti sproloquiare sulla bontà delle politiche ambientali dell’UE.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Inserisci il tuo nome