Di Terzo e Occhio

Sabato 7 Dicembre alle 19:00, in piazza Libertà a Bari, davanti alla prefettura, più di 5000 persone (fonte: La Repubblica) hanno preso parte all’onda fluida – che già ha attraversato tante piazze italiane e estere – delle Sardine.

Aggregazione di piazza nata a Bologna, lo scorso 14 Novembre, in contrasto alla propaganda elettore della Lega Nord per le prossime regionali in Emilia Romagna. Tanti i contenuti e le letture – dagli articoli della Costituzione fino ad arrivare a Calamandrei e Pertini – espressi dalle voci degli studenti, lavoratori precari e dal coordinamento regionale del movimento.

Noi della redazione abbiamo fatto quattro chiacchiere con Chiara, studentessa di architettura, e una delle organizzatrici della manifestazione barese.

Cosa vi ha spinto a proporvi come organizzatori?

Personalmente posso dirti che è una questione di empatia per determinati temi. Credo sia una predisposizione caratteriale, legata al profilo politico che ho sviluppato negli anni con attivismi politici universitari e credo sia anche un dovere civico. Per me la partecipazione attiva alla vita politica è fondamentale, per la formazione del cittadino stesso all’interno della società, prescindendo dalla posizione politica o ideologica che si vuole intraprendere.

Cosa vi aspettate dal Dopo-Piazza? C’è già una strategia? Qual è il messaggio che vorresti rimanesse e che si ripresentasse dalla piazza in altre sedi, in altre discussioni, in altri dibattiti?

Il movimento non ha strategie politiche da attuare, nel senso che non fa riferimento ad un’identità politica collocata all’interno dello scenario nazionale. La volontà è quella di dare una scossa, un segnale di come la politica odierna possa essere fallace e strategicamente sbagliata. Non c’è un percorso lungimirante sulle problematiche quali possono essere quelle della disoccupazione giovanile, del lavoro, della salute pubblica, dell’immigrazione, dell’integrazione, dell’istruzione, sono tante tematiche che dovrebbero essere tenute al
centro del dibattito. L’auspicio è quello di arrivare ad una rigenerazione della classe politica. Tesa ad indentificare delle strategie attuative, ben pensate, ragionate e studiate e che non lascino spazio a moralismi personali. Non può e non deve essere una politica basata sui social media. È necessario che se un politico mi parla di Amatrice, quando poi c’è la commissione antisismica dei nuovi regolamenti per le condizioni climatiche, sia presente all’interno dei tavoli di discussione. Quando si parla di migrazione è necessario che ci sia una componente dirigente che sia presente all’interno dei consigli europei per decidere sulle questioni migratorie senza ricorrere a speculazioni successive su un argomento che per incarico istituzionale tu non hai affrontato nei luoghi preposti.

La manifestazione si è proposta come apartitica e senza simboli. E sembra non voler essere segregata in una determinata fascia d’ascolto e di interesse. Perché?

Proprio perché i principi Costituzionali non si legano ad un solo partito ma sono principi su cui è basata la Repubblica italiana. Noi abbiamo lanciato semplicemente un segnale poi è giusto che ogni partito, ogni movimento, ogni persona produca una propria analisi critica che garantisca la sua autonomia e la sua continuità.

Per il momento sembra un fenomeno sociale assai simile a quello dei Girotondi del 2002 o al Popolo Viola del 2009 che si opponevano al berlusconismo. Come rispondete alla retorica che semplifica la vostra iniziativa ad una mera presa di posizione contro Salvini e la sua narrazione?

Si tratta di due fasi storiche abbastanza diverse ed è necessario analizzarle perché sono caratterizzate da ideologie e tematiche dissimili proprio perché il periodo storico è differente. Io ero troppo piccola nel periodo in cui c’è stato l’antiberlusconismo e quindi non posso restituirti una mia comparazione con questo movimento. L’auspicio è che questo movimento non cada nell’oblio ma che venga poi seguito da un reale cambiamento.

Veniamo al caso delle Sardine di Modena; Jamal Hussein, il referente del movimento nella città emiliana, ha aperto la campagna elettorale del “centro-sinistra” in sostegno di Stefano Bonaccini. Citando testualmente il tuo pari modenese:«Portiamo quella piazza che abbiamo creato a Modena a votare il 26 gennaio». «E votare per chi fino ad oggi ha governato».

Per quanto riguarda questo episodio, non so darti una mia opinione, nel senso che ognuno sceglie la propria strategia, per quanto si cerchi di rimanere coordinati a livello nazionale (sigh), noi abbiamo mantenuto il manifesto che Bologna c’ha passato e sulla quale noi abbiamo creato questo presidio e di li vertere i nostri punti principali.

Cosa senti di dire ad un ragazzo, ad una ragazza che si chiede se possa essere lecita anche una forma di rivolta vera e propria e concepire il fatto che una manifestazione popolare possa essere anche violenta e di sommossa.

Io credo che decenni di politica sbagliata e di facciata, di assistenzialismo politico, di strategie fallaci sul riassetto economico e sociale di una nazione ha fatto sì che ci fosse un allontanamento dalla vita politica soprattutto nelle fasce d’età più basse. Spero ci sia una sensibilità con il quale poter comunicare e che si prosegua nella formazione di una coscienza critica nei cittadini. La maggioranza dei miei coetanei con il quale mi trovo a parlare mi risponde:«No io non seguo la politica». La volontà è proprio quella di cambiare
questo tipo di atteggiamento. Di dare di nuovo fiducia al senso e all’importanza sociale e politica che un individuo ha all’interno di una società.

Certo, in molti sono gli astensionisti che non hanno interesse per la politica. Ma riferendoci ad una presunta Coscienza Critica si può scegliere di non votare anche perché lo dice, appunto, la propria Coscienza.

Io non sono particolarmente concorde sull’astenersi, la mia ideologia è più gramsciana.
La necessità è proprio quella di andare a riconoscere e ri-identificare e ridare importanza all’organo istituzionale, si è persa l’importanza dei luoghi. Bisognerebbe badare non tanto alle gerarchie quanto piuttosto alla struttura organizzativa. È impensabile che venga fatta all’interno di una giunta parlamentare una proposta di matrimonio personale e impensabile che non si partecipi più ai luoghi di aggregazione istituzionali. Risulta chiaro che la costituzione si conosce ben poco, ed è necessario ritornare a capire effettivamente su
cosa si fonda la nostra Repubblica. è fondata su un organo istituzionale, sui luoghi istituzionali. È fondata su una costituzione che è stata scritta è approvata ed è tuttora in vigore.

Dopo questo scambio con Chiara abbiamo continuato a seguire la manifestazione più in disparte, imbattendoci, letteralmente, in una discussione accesa mossa da S. un 45enne, operaio comunista e sindacalista nel cuore, con casa nel quartiere Libertà.

La sua retorica era inarrestabile e si imbatteva nei passanti/astanti che riuscivano a stargli vicino solo per qualche battuta. I toni erano quelli di un salviniano Doc, ma i temi e i contenuti assolutamente no. L’uomo dibatteva di questioni quali l’articolo 18, l’importanza di attuare una plastick tax velocemente prima che sia troppo tardi (S.:«Anzi è già troppo tardi»), di come le Sardine debbano essere anche contro il PD (S.:«Che non è assolutamente da meno alla Lega e chissenefrega se il PD perderà in Emilia»), dei suoi amici pescatori irrimediabilmente incazzati che hanno iniziato a votare Lega (S.:«Loro hanno paura! Loro non sono diversi da questa piazza!»).

E di come il pensiero di un ragazzo – ignorante – del quartiere Libertà non sia differente da quella di un Paul Krugman, solo che il secondo scrive libri nel suo loft americano. Insomma S. è uno di quelli che con gli immigrati ci gioca e ci scherza, favorendone l’integrazione e lo scambio culturale.

Ovviamente noi siamo rimasti ad ascoltarlo tutto il tempo. Tre editoriali giornalistici degni non riuscirebbero a contenere la vitalità e il contenuto di questo operaio. Per noi, entrambe le voci esposte in questo articolo hanno dignità d’esistere.

I ragazzi del presidio hanno manifestato, con ingenua e legittima leggerezza, il loro essere contro questa politica farneticante mentre il nostro S. è un operaio ormai sfiancato e disilluso che però ha tanto da raccontare ai giovani se solo non fosse cosi incazzato. Noi ci auguriamo che entrambe queste voci non vengano sopite.

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