È il 1992, l’anno della svolta e del crollo della Prima Repubblica. Nata all’indomani della caduta del fascismo, dall’unione delle più distanti forze politiche – dalla DC al PCI -, e spazzata via da Mani Pulite, dalle stragi di mafia e dalla totale ostilità dei cittadini nei confronti della classe politica. È l’anno in cui Oscar Scalfaro diventa presidente della Repubblica e, scartando Craxi e Andreotti, incarica Amato di formare il nuovo governo.

Ma è soprattutto l’anno in cui la Lega Nord di Bossi, la lega dei “barbari”, come venivano definiti allora i suoi adepti, entra in Parlamento collezionando l’8,65% con un piccolo capolavoro politico. Presentandosi come forza antisistema, la Lega Nord si porrà in rotta di collisione rispetto alla politica delle tangenti, rispetto a “Roma ladrona”, giurando di mettere a ferro e fuoco il Parlamento, promettendo alla Padania e al Nord Italia di rendere loro giustizia e di difenderli dai ladri e dai parassiti.

Cartello esposto durante un raduno della Lega Nord a Pontida, anni ’90

Dopo anni di dura guerra dichiarata al Sud – apostrofato come una sanguisuga che chiede la carità -, con l’esplosione della Grande recessione e della crisi migratoria, la Lega cambia volto. Matteo Salvini, il nuovo segretario, trasforma il partito in una forza politica nazionale, estendendosi anche al Sud Italia.

Nel 2017 la Lega toglie la dicitura “Nord” dal simbolo e si presenta alle elezioni del 4 marzo col grido di “Prima gli italiani”, e collezionando un buon 17,35% di consensi. Dopo un travagliato anno di governo con il M5S in cui la Lega è riuscita a raddoppiare il proprio consenso elettorale, Salvini fa crollare l’esecutivo con l’ormai storico “proclama dal Papeete” e chiede il ritorno alle urne per capitalizzare il consenso e liberarsi dal giogo grillino.

Torna però all’opposizione, avendolo fatto fuori pentastellati e il PD – acerrimi nemici diventati complici -, attraverso un all’alleanza di governo finalizzata a scongiurare una sconfitta certa alle urne. Oggi la Lega si presenta ancora come megafono delle rivendicazioni nazionali e popolari. Ma qualcuno non si dimentica delle sue origini.

Il testo seguente è tratto da Marco Damilano, Eutanasia di un potere, Laterza, Roma-Bari, 2012

«Due morti di mafia stesi sul marciapiede. Una scena del maxi-processo di Palermo con i boss nelle gabbie. Siringhe usate, gente che fa la fila davanti a uno sportello. Trenta secondi di immagini crude mentre in dissolvenza appare la sagoma di Umberto Bossi che scandisce il credo della Lega Nord:“Nord, Centro e Sud sono realtà differenti con problemi differenti: solo lo Stato Federale è in grado di dare le risposte vere al Paese”. Seguono le note di Va’ Pensiero. Lo spot dovrebbe andare in onda sulle reti Fininvest in conclusione della campagna elettorale, il 3 aprile 1993, ma all’ultimo momento viene sequestrato per ordine del procuratore della Repubblica di Reggio Calabria, Francesco Mollace, “perché il filmato riproduce avvenimenti realmente accaduti con particolari impressionanti idonei a turbare il comune sentimento della morale”. “È la lunga mano del regime”, ruggisce il Senatùr. “Poiché al Sud alle scene di mafia sono abituati, il giudice avrà pensato che al Nord si sarebbero impressionati. Ma, caro Mollace, noi della Lega siamo duraci…”».

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