Di Andrea Zhok

Il mondo libero è tutto in attesa di quando Erdogan, con il beneplacito statunitense, inizierà a far marciare il secondo esercito più potente della Nato contro l’esercito popolare curdo, quello che si è speso e logorato nello sconfiggere l’Isis in Siria.

Come prima delle tempeste ciò che colpisce è il silenzio. Il silenzio totale, impressionante di quegli stessi leader politici, quelle stesse organizzazioni internazionali che poi sentiremo lanciare invocazioni addolorate di fronte ai morti, ai feriti, agli esuli, agli orfani.

Sarebbe naturalmente questo il momento di intervenire, di far sentire il proprio peso e la propria voce. E verso un paese membro della Nato, e legato economicamente in mille modi con l’Europa i modi di fare pressione sarebbero numerosi ed efficaci. Ma invece niente, silente deserto.

Poi, potete contare che quando verrà toccato qualche interesse economico di qualcuno, quando verrà minacciata una concessione petrolifera o una rotta commerciale, allora e solo allora si scatenerà la leva umanitaria, si mobiliteranno a comando le lacrime della famosa “opinione pubblica internazionale”, cui verrà dettata un’agenda di interventi assolutamente urgenti e inderogabili.

Dovete solo pazientare un po’.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Inserisci il tuo nome