Di Andrea Zhok

L’altro giorno ho visto la Gruber fare una lavata di capo, come sa fare solo lei, alla ministra Trenta per aver avviato una ricognizione sulla possibilità di ritirare le truppe italiane tra un anno.

In effetti, la Trenta è stata davvero improvvida.

Dopo che Trump ha annunciato unilateralmente il ritiro delle truppe americane, noi dovevamo restare lì, come il proverbiale ultimo giapponese, a sparare a gente col turbante che ci dicono essere maleducatissima.

L’essenziale infatti, per gli astuti strateghi cui abbiamo affidato il paese per anni (gli ‘esperti’ referenti della Gruber) è che l’Italia perseveri nel suo ruolo consolidato di zerbino internazionale.

Il vero peccato mortale della Trenta però non è stato di annunciare un possibile ritiro, ma quello di ricordarci molto inopportunamente che esiste l’Afghanistan, e che noi ci siamo.

Si tratta davvero di una menzione molesta, perché mentre qui ci commuoviamo per le ONG, ci riempiamo la bocca di ‘diritto alla vita’, e gli ospedali risparmiano anche sul filo interdentale, veniamo posti di fronte al fatto che abbiamo da 17 anni (sic!) soldati in guerra all’altro capo del mondo (ne avevamo 4200, oggi 900), che il simpatico gioco di genuflessioni internazionali ci è costato dal 2002 più di 1 milione di euro al giorno (7 miliardi), e che ci abbiamo lasciato 54 morti (e delle vittime dall’altra parte del mirino non ci curiamo, perché ci hanno detto che sono cattivi e dunque nessuna commozione, e amnesia sull’inderogabile “diritto alla vita”.)

Ah, siamo andati là perché gli USA hanno invocato la ‘legittima difesa’ dopo l’11 settembre, e perché si diceva vi fosse nascosto Bin Laden (ucciso 8 anni fa – in Pakistan).

Ah, e la stima degli afghani uccisi è di un milione di morti (5.000 i civili accertati).

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