L’accusa rivolta dalla comunità internazionale ad Assad è chiara: hai utilizzato armi chimiche contro la tua stessa popolazione a Douma, Ghouta orientale. L’accusa ricade anche sulla Russia, “colpevole” di essersi schierata dalla parte del governo di Damasco. Ma si tratta di una strage annunciata. Come è possibile che una piccola rivista indipendente come la nostra sia riuscita a “prevedere” questo attacco? Abbiamo avuto a disposizione tutti gli elementi per pensarlo, e chi -come i grandi giornali e le televisioni- non li ha riportati, lo ha fatto per arrivare a questo giorno.

Il Corriere della Sera riporta che non c’è certezza che si tratti di un attacco chimico, ma solo il sospetto dovuto alle reazioni fisiche all’attacco, come bruciore agli occhi, difficoltà a respirare, schiuma alla bocca. Il Corriere riporta che questo presunto attacco chimico, scagliato contro quelli che definiscono “miliziani anti-Assad”, cioè i terroristi, ha provocato per ora 100 morti e diverse centinaia di feriti. Le fonti su cui sono fondati sono i White Helmets -l’ONG legata ad al-Qaeda fondata dal britannico James Le Mesuriere e finanziata da fondazioni private occidentali e governi occidentali- e l’Osservatorio siriano per i diritti umani, che ha sede a Coventry, Inghilterra.

La Repubblica invece non pone dubbi sulla natura dell’attacco, dando per certo che si tratti di un attacco chimico, e scrive che questa manovra militare era necessaria a sgomberare definitivamente Douma dai “ribelli” di Jaish al-Islam (Esercito dell’Islam), i quali si erano rifiutati di evacuare la città dopo la riconquista della Ghouta orientale da parte delle forze siriane, di concerto con quelle russe. Per Repubblica si tratterebbe quindi di una sorta di una spedizione punitiva contro i “ribelli”, il colpo di grazia agli ultimi insorti. Anche per il secondo quotidiano italiano le fonti sono i White Helmets e l’Osservatorio siriano per i diritti umani, nonostante i primi di gennaio Repubblica stessa aveva pubblicato un articolo, poi modificato due volte e infine eliminato, in cui si ammetteva che le suddette fonti fossero del tutto inattendibili, che forse i “ribelli” erano dei terroristi e che, alla fine, tutto quello che era stato raccontato per 7 anni poteva non essere vero.

Il dipartimento di Stato americano, per mezzo della sua portavoce Heater Nauer, ha dichiarato: “Queste informazioni, se confermate, sono orripilanti e richiedono una risposta immediata da parte della comunità internazionale. […] La Russia, con il suo incrollabile sostegno per il regime, alla fine si assuma la responsabilità per questi attacchi brutali”. Quindi, la prima conclusione che possiamo trarre è che non c’è certezza scientifica né fonte affidabile che possa provare che sia stato scatenato un attacco chimico e se sia stato Assad. Tuttavia sembra che i colpevoli siano stati già individuati. 

Mosca risponde respingendo tutte le accuse. Secondo il Cremlino, lo scopo di questo attacco era quello di interrompere la ritirata dei combattenti di Jaish al-Islam da Douma e scongiurare l’offensiva delle forze siriane. In più, il Ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ha dichiarato che “Abbiamo più volte messo in guardia da queste pericolose provocazioni il cui scopo è fare da scudo ai terroristi”.

Ripercorrendo gli eventi degli ultimi mesi, risulta che le autorità siriane e russe avevano più volte dimostrato di avere la certezza che i “ribelli” stessero trasportando grossi quantitativi di cloro necessari alla costruzioni di armi chimiche. Il governo di Damasco aveva più volte messo in guardia la comunità internazionale, anche in sede ONU, riguardo alla costruzione e al possesso di armi chimiche da parte dei ribelli. Già il primo marzo il rappresentante permanente siriano presso l’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU), Bashar al-Jafari, aveva avvertito in sede internazionale:

“Le informazioni di cui dispone il governo siriano indicano che i terroristi si stanno attualmente preparando a usare un’arma chimica con il cloro, per accusare l’esercito siriano di usare questo tipo di arma”.

Poi la riconquista della Ghouta e il ritrovamento di una laboratorio di armi chimiche appartenenti ai ribelli. Anche in questo caso le autorità siriane e quelle russe avevano avvertito di avere le prove della preparazione di un imminente attacco chimico sulla popolazione, scatenato dai terroristi per incolpare Assad. Il 2 marzo,il generale Yuri Yevtushenko, capo del Centro russo per la riconciliazione delle parti belligeranti in Siria, aveva detto: “Abbiamo ricevuto dalla parte siriana le infomrazioni sulle provocazioni con sostanze chimiche che vengono da Faylaq al- Rahman, Ahrar al-Sham e Jabhat al-Nusra. […] Le vittime civili saranno usate dall’Occidente come pretesto per accusare la leadership siriana dell’uso di armi chimiche contro il suo popolo”.

In un’intervista a Sputnik all’ambasciatore siriano all’ONU, Bashar al-Jafaari aveva detto: “Abbiamo inviato al Consiglio di sicurezza ONU e alle commissioni speciali, nonché all’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (OPCW), più di 140 lettere con informazioni che dimostrano che i gruppi armati di terroristi possiedono sostanze chimiche”.

E solo tre giorni fa, come riporta l’Antidiplomatico, in seguito al vertice con i paesi garanti del processo di pace in Siria ad Astana, Putin ha detto :” Abbiamo prove inconfutabili che i terroristi in Siria stanno organizzando provocazioni con l’uso di sostanze tossiche”.

Seconda conclusione. La comunità internazionale, da mesi e in continuazione, era stata avvertita dell’imminente attacco chimico che sarebbe stato scatenato in Siria dai terroristi per accusare il governo di Damasco.

Tutti questi elementi hanno permesso a una piccola rivista come la nostra di “prevedere”, già il 12 marzo, un imminente attacco chimico. I grandi giornali, le televisioni, i governi e i servizi segreti non ne sono stati in grado? E quale sarà il prossimo calcolo, la prossima mossa prevedibile? Un attacco militare diretto da parte delle potenze occidentali, le quali avranno l’incauto compito di mandare in aria le trattative di pace avviate due giorni fa ad Astana e presiedute da Putin, Rohani ed Erdogan, con gli Stati Uniti grandi assenti dalla Siria? Chi è che vuole la guerra in Siria e chi è che impedisce che si giunga ad una pace? Naturalmente, chi ancora non si rassegna ad aver perso. Per questo motivo, anche la prossima, sarà una strage annunciata.

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