Di Thomas Fazi

Ormai non passa giorno senza che qualche esponente dell’ortodossia neoliberale non faccia “mea culpa” e non ammetta il fallimento delle politiche di austerità implementate in questi anni (ultima in ordine di tempo la conversione di Mario Monti). Si sarebbe dunque tentati di pensare che l’austerità abbia definitivamente fatto il suo corso e che le stesse élite politico-economiche abbiano finalmente compreso la necessità di politiche economiche espansive, quantomeno per stimolare la crescita (magari “verde”). Purtroppo le cose non stanno così.

In un rapporto appena dato alle stampe, due autori dal curriculum inoppugnabile – Isabel Ortiz, ex direttrice dell’Organizzazione internazionale del lavoro (OIL) e dell’UNICEF, nonché alto funzionario delle Nazioni Unite; e Matthew Cummins, un economista che ha lavorato al Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo, all’UNICEF e alla Banca Mondiale – scrivono che è dall’anno prossimo è in arrivo una nuova ondata di “aggiustamenti strutturali” – tra cui gli autori includono la riduzione o l’eliminazione dei sussidi, il taglio dei salari pubblici, lo smantellamento delle misure di protezione sociale, la riforma delle pensioni e/o del sistema sanitario, la deregolamentazione del mercato del lavoro, l’aumento delle imposte sui consumi (IVA) e la privatizzazione dei beni e servizi pubblici – che durerà almeno fino al 2024.

Ortiz e Cummins riportano che «entro il 2021, la spesa pubblica in percentuale al PIL diminuirà in 130 paesi, di cui quasi tre quarti di questi in via di sviluppo. 69 paesi subiranno una contrazione eccessiva, comportando tagli della spesa (in percentuale al PIL) che la porteranno a livelli molto inferiori ai livelli pre-crisi».

Gli autori descrivono questa nuova ondata di riforme come «una follia», dicendo che avranno l’effetto di «indebolire ulteriormente i sistemi di protezione sociale», di «minare la qualità dei servizi pubblici», di «rendere le condizioni di lavoro più precarie, deprimere i salari e ridurre la domanda aggregata, ostacolando così la ripresa economica» e di «escludere una percentuale maggiore della popolazione dall’accesso a cure sanitarie di alta qualità». Parlando dei processi di privatizzazione in corso, spiegano che questi «si tradurranno in una riduzione a lungo termine delle entrate tributarie e comporteranno un peggioramento dei beni e servizi di base, maggiori licenziamenti e processi di concentrazione monopolistica (determinando prezzi più alti e investimenti ridotti)».

Come se non bastasse, tutto ciò avverrà a valle di un decennio di tagli di bilancio che hanno già «peggiorato notevolmente gli standard di vita della maggior parte della popolazione del mondo». Secondo Ortiz e Cummins, infatti, «entro il 2021 queste politiche avranno interessato quasi sei miliardi di persone, circa il 75 per cento della popolazione mondiale».

Chiedendosi – retoricamente – perché continui la spinta mondiale verso l’austerità «sebbene sia ovvio che questo minerà ulteriormente la crescita, minacciando l’occupazione e seminando il malcontento sociale e politico», gli autori rispondono che il “consolidamento fiscale” «è un cavallo di Troia per arricchire i ricchi e rafforzare il “Washington Consensus”: un modello di sviluppo che richiede un settore pubblico ridotto e un’espansione dei servizi privati. In base a questo modello, infatti, l’austerità mette in moto un circolo vizioso in base al quale la contrazione dei bilanci pubblici riduce la crescita economica e le entrate, spingendo i governi a praticare ancora più austerità per ridurre al minimo le dimensioni del settore pubblico e devolvere ai privati la gestione dei servizi pubblici».

Ecco spiegata in breve, da due autori che non possono certo essere tacciati di estremismo, la ragione di fondo delle politiche di austerità, che altro non sono che una guerra di classe dall’alto. Le rivolte in corso in America Latina (ma non solo) in questi giorni – in particolare in Ecuador e in Cile – sono da considerarsi una risposta a questa nuova controffensiva del capitale.

E noi quando ci sveglieremo dal nostro torpore?

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