Siria in fiamme

Questa notte in Siria la Terra ha tremato. I 9 missili balistici lanciati contro alcune basi militari situate nella provincia di Hama e di Aleppo hanno provocato un tremito della Terra di 2,6 gradi della scala Richter. Secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani il bilancio provvisorio è di 26 morti e 60 feriti, ma altre fonti dichiarano che i morti sono almeno 40. Tra i morti ci sono 18 ufficiali iraniani. La notizia è stata data dall’agenzia di Stato siriana Sana.

Secondo un rapporto del quotidiano siriano Tishreen, i responsabili dell’attacco sarebbero gli Stati Uniti e la Gran Bretagna, dal momento che l’attacco è partito dalla Giordania, dove entrambe le potenze hanno un’importante base militare, ma le accuse sono ricadute immediatamente su Israele. Un importante motivo di sospetto nei confronti dello Stato ebraico sta nel fatto che la base colpita -un deposito di armi della 47a brigata dell’esercito siriano- era presieduta non soltanto da militari siriani ma anche dai Pasdaràn iraniani, i Guardiani della Rivoluzione Islamica.

Già nella notte tra l’8 e il 9 aprile si era verificato un attacco militare contro la base militare siriana T-4, attacco in cui persero la vita 14 soldati, tra cui 7 iraniani. Anche questo attacco sembrava avere un’origine misteriosa, salvo poi essere rivendicata da Israele una settimana dopo. Non è sbagliato tracciare una connessione tra questi due attacchi, per modalità e soprattutto obiettivi: armi e militari iraniani. Le basi militari presiedute dai siriani in Siria si fanno in maniera sempre più esplicita il campo di battaglia tra Israele e l’Iran, che si contendono l’egemonia della regione.

Sia Israele che Iran sanno perfettamente che la dimensione della loro influenza in Medio Oriente dipende tutta dalle sorti della Siria, territorio fondamentale per il transito di armi da Teheran ad Hezbollah, il partito sciita libanese capace di spaventare Tel Aviv. Non a caso, i missili utilizzati sono i bunker buster, cioè missili capaci di penetrare obiettivi sotterranei, come appunto il deposito di armi che dopo essere stato colpito ha causato le forti esplosioni avvertite stanotte.

basi militari colpite da Israele negli ultimi mesi. Fonte: Haaretz

Il quotidiano israeliano Haaretz ha scritto che “secondo i funzionari israeliani, Israele attaccherà massicciamente, mirando a danneggiare in maniera significativa gli interessi iraniani in Siria. L’obiettivo principale sarebbero le basi in cui le forze iraniane sono state localizzate dall’inizio della guerra civile siriana. Queste basi servono da condotti per trasferire armi e prepararsi per un ulteriore insediamento iraniano in Siria”.

Il giornalista libanese Firas al-Shoufi, che lavora per il quotidiano Al-Ackbar, ha scritto su Twitter che “Israele sta cercando di provocare l’Iran in una reazione e quindi uno scontro diretto prima che gli Stati Uniti prendano una decisione formale nell’annullamento dell’Accordo sul nucleare.

Adesso bisogna aspettare la reazione di Teheran. Già dopo l’ultimo attacco verificatosi nella notte tra l’8 e il 9 aprile, il governo iraniano aveva promesso rappresaglie che però non si sono ancora verificate, probabilmente per volontà di Putin, che teme che si verifichino ulteriori disordini tra i Paesi che possano ostacolare ancora i negoziati di pace, ma che allo stesso tempo non vuole schierarsi nelle questioni aperte tra Israle e Iran, entrambi alleati fondamentali della Federazione Russa. Ma quanto potrà incassare ancora Teheran prima di rispondere a queste provocazioni?

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