La primavera libica e la battaglia contro il colonnello Gheddafi

 

<<Secondo la Banca Mondiale del commercio, nel 2010 la Libia vantava in Africa i più alti indicatori di vita e sviluppo, con il reddito procapite più alto di tutto il continente, l’accesso all’istruzione primaria e secondaria nonché un’alfabetizzazione diffusa. Certo non si trattava di una democrazia scandinava e il colonnello Gheddafi, al fine di mantenere il potere, esercitava una dura repressione, ma aveva il sostanziale appoggio della maggioranza delle tribù e, all’indomani della Primavera araba, la Libia sembrava essere la nazione tutto sommato più stabile dell’intera regione. […] Prima della caduta di Tripoli e della sua morte, Gheddafi stava cercando di introdurre una moneta unica panafricana legata all’oro, una notizia che aveva allarmato i francesi…[…] Nel febbraio del 2011, per emulazione di quanto stava accadendo in Tunisia e in Egitto, scoppiano le prime proteste a Bengasi e nella Cirenaica. I ribelli passano alle armi e gli scontri diventano sempre più cruenti: a quel punto il fronte dell’opposizione costituisce un governo provvisorio – il Consiglio nazionale di transazione – e chiede l’intervento dell’Occidente, che arriva su iniziativa e spinta di Francia e Gran Bretagna e dall’allora segretario di Stato americano Hillary Clinton.

Dopo l’instaurazione della “no fly zone” , che impedisce al governo di organizzare la resistenza, le truppe di Gheddafi subiscono un duro colpo fino a quando, nell’ottobre del 2011, il leader viene trovato a Sirte e assassinato senza un regolare processo da parte dei ribelli – o meglio, da un agente dei servizi segreti francesi. I media, ovviamente, giocano un ruolo fondamentale nello scenario del conflitto libico, denunciando in maniera unilaterale i presunti crimini di Gheddafi e spianando la strada all’intervento militare il cui risultato – come possiamo amaramente constatare – è quello di gettare la regione libica nel caos e riaccendere vecchi odi tribali mai sopiti. La verità, a distanza di anni, è che quella rivolta era eterodiretta e voluta dalle potenze europee allo scopo di eliminare lo scomodo dittatore libico. L’ennesimo pretesto umanitario per arrivare a un regime change e mettere le mani sulle importanti risorse naturali del paese, gas e petrolio in particolare. […]

Wikileaks inchioda Clinton e Sarkozy

 

Le mail declassificate dell’allora segretario di Stato USA Hillary Clinton e divulgate da Wikileaks nel gennaio 2016 fanno finalmente luce su quegli eventi. In una delle tremila e-mail del Dipartimento di Stato vengono svelate la trama della NATO e la vera motivazione che ha spinto l’Occidente a intervenire in Libia per rovesciare Gheddafi al fine di scongiuraere che il Rais adottasse una moneta panafricana. Il messaggio, contenente le preoccupazione dell’allora presidente Sarkozy, fu inviato al segretario di Stato Hillary Clinton dal suo consulente privato Sidney Blumenthal. Come svela Marco Gorra su Libero:” Dal carteggio emergono le reali preoccupazioni dei francesi in ordine alla crisi libica. La prima è quella relativa al petrolio, business faraonico da cui le aziende transalpine erano tagliate fuori ad opera – anche – di quelle italiane ( prima dell’inizio della guerra due terzi delle concessioni erano dell’ENI ). Tramite il riconoscimento preventivo del CNT [ Consiglio Nazionale di Transizione ] e la di esso successiva istallazione al potere, Parigi contava di riequilibrare la situazione a proprio vantaggio: l’accordo con i ribelli era di trasferire in mano ai francesi, a titolo di ringraziamento per il supporto fornito, il 35 % del crude oil del paese. A questo scopo, elementi dell’intelligence francese avevano iniziato fin dalla primavera del 2011 a fornire supporto di ogni tipo agli anti-Gheddafi”.

estrattori di petrolio in Libia ( fonte Getty )

C’era poi il piano del colonnello rivolto alla nuova valuta panafricana, con l’impiego delle proprie riserve – 143 tonnellate d’oro e quasi altrettante d’argento, per un valore complessivo di circa sette miliardi di dollari – e uno scenario letteralmente da incubo per il tesoro francese. L’ambizioso progetto avrebbe mandato in pensione il franco CFA, valuta creata nel 1945 e utilizzata da 14 ex colonie con svariati benefici per il Tesoro francese. […] Il 17 marzo 2011, i dieci membri del Consiglio di sicurezza dell’ONU votano una risoluzione che autorizza “tutti i mezzi necessari” per proteggere i civili libici. Cinque paesi, compresa la Russia, si astengono. Due giorni dopo, il 19 marzo, Sarkozy incontra Hillary Clinton e l’allora primo ministro inglese David Cameron a Parigi per discutere la mossa successiva. […] L’intervento, partito dalla Francia con un attacco aereo diretto contro le forze terrestri di Gheddafi attorno a Bengasi fu seguito, qualche ora più tardi, dal lancio di missili Tomahawk da navi militari statunitensi e britanniche su obiettivi strategici in tutta la Libia. Gli attacchi, inizialmente portati avanti autonomamente dai vari paesi che intendevano far rispettare il divieto di sorvolo, furono unificati il 25 marzo sotto l’operazione Unified Protector a guida NATO. La coalizione, composta inizialmente da Belgio, Canada, Danimarca, Italia, Francia, Norvegia, Qatar, Spagna, Regno Unito e Usa, si espande nel tempo fino a comprendere 19 stati, tutti impegnati nel blocco navale delle acque libiche o nel far rispettare la zona d’interdizione al volo. I combattenti sul suolo libico tra il Consiglio nazionale di transizione e le forze di Gheddafi cessano nell’ottobre 2011 in seguito alla morte del Rais. Conseguentemente, la Nato interrompe ogni operazione il 31 ottobre.

Secondo l’analista Peter Korzum, Mu’ammar Gheddafi “non è stato ucciso per motivi umanitari” ma è stato eliminato perché “voleva rafforzare l’Africa”. Il Rais, infatti, aveva un piano per creare una nuova unione africana basata su un nuovo sistema economico :” Aveva un piano per introdurre il Gold Dinar come supporto per le valute africane, in modo da potersi liberare dal sistema monetario occidentale dominato dal dollaro che manteneva e continuava ad usurpare l’Africa e le sue risorse naturali, soprattutto il petrolio e i minerali. Come primo passo, ha offerto questa alternativa lucrativa e molto vantaggiosa agli altri stati musulmani, lasciando però aperta a tutti gli altri paesi africani la possibilità di aderire. Al momento dell’atroce assassinio di Gheddafi da parte di Hillary Clinton, al tempo segretario di Stato di Obama, e del presidente francese Sarkozy – guidato dalle forze NATO, il 20 ottobre 2011 – le riserve auree libiche erano stimate in circa 150 tonnellate e così la quantità di argento, pari a un valore di sette miliardi di dollari. Questo enorme tesoro è stato rubato al popolo libico. Il piano di Gheddafi per l’Africa avrebbe significato un sistema bancario completamente nuovo per il continente, lontano dalle banche centrali ormai occidentali – principalmente Francia e Regno Unito – che dominavano le valute africane“. […] Oggi in Libia, dopo la caduta del colonnello Gheddafi maturata “grazie” all’intervento della coalizione occidentale, ci sono due governi in guerra, tre regioni – Tripolitania, Cirenaica e Fezzan – da sempre rivali, 300 e passa milizie pronte a scannarsi è un vertiginoso aumento di traffico di armi e carburante, contrabbando di uomini e droga >>.

( Da “Fake news” di Roberto Vivaldelli, La Vela, 2017 )

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